Andy Warhol was right…

15 Marzo 2010 in Senza categoria

Era ora che ciò che diceva Andy Warhol si avverasse: oggi ognuno di noi ha diritto a 15 minuti di celebrità. Se Dio vuole!

Ci mancava proprio un po’ di Costantino e un pizzico di Bobo “e la pillola va giù”. Oggi tutti possono assurgere alla ribalta, non importa chicomeperchéconqualimezzi, ma che si arrivi!

Arrivare. Ognuno vuole arrivare, si spende per farcela, sgomita, suda, lotta, scende a patti, non per ideali o idee, non per difendere la propria dignità, ma per arrivare a quel poco di visibilità che gli permetta di distinguersi, essere riconoscibile.

Che si arrivi dunque… Dove? A brillare, no?

Si arriva, si arriva, anche se non sarebbe male che talvolta si ripartisse pure, per ritornare a quel dignitoso cono d’ombra cui si sarebbe dignitosamente destinati.

Tutto è piatto: dallo schermo della TV alle modelle in passerella, dai nasini rifatti, simili a piste di lancio per le gare di sci acrobatico, o come diavolo si chiama quello sport che trasmetteva “once upon a time” il tubo catodico, un tempo remoto in cui vigeva la pluralità e si potevano vedere altri sport oltre il calcio, dai nasini rifatti, dicevo, così spesso palesemente finti e inappropriati al viso su cui sono stati piallati, alle idee e al gusto, o a ciò che rimane del gusto, che per sua natura è personale.

Ma non esiste più la persona.

Esistono le masse di individui.

Esistono le mandrie di tifosi che riempiono gli stadi e che ancora intonano BUH BUH al calciatore di colore (che è poi costretto a scusarsi per aver detto la verità: ovvero che fanno schifo).

Esistono le colonie di vacanzieri che compiono l’esodo “agostino” per andare a brulicare le spiagge.

Esistono i branchi di teenagers che violentano il debole.

Esistono le bande che danno fuoco al barbone o all’extracomunitario.

Ma come siamo arrivati a questo punto?

Giriamo come criceti nella ruota illudendoci di essere liberi, di viaggiare, di muoverci, di avanzare, di arrivare.

Questo è ciò che ci fanno credere. Questo è ciò che ogni giorno bombarda il nostro cervello: gocce di menzogna, inondazioni di falsità stillano da bocche che non conoscono la vergogna, né la dignità.

Questo è il mondo delle false illusioni, degli stroboscopici illusionismi, degli abietti illusionisti. Questo è il mondo degli “arrivati”.

Non so neanche se voglio partire.

Anita Giovannini

3 risposte a Andy Warhol was right…

  1. elisa ha detto 16 Marzo 2010

    Sono rimasta toccata a dalla tua testimonianza, perchè rappresenti bene la realtà che ci circonda.
    Dopo anni di riflessioni come le tue sono giunta alla conclusione che la libertà è anzitutto consapevolezza.
    Va cercata, cioè, dentro di noi e non fuori.
    Libertà anche come scelta di vivere diversamente dai criceti della ruota, come tu efficacemente li definisci.

  2. Non saprei cosa commentarti, se non che ti dò ragione in tutto e per tutto.

  3. Godot ha detto 16 Marzo 2010

    mmm wow… ho appena scoperto questo blog e già mi piace! 😀

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