Il cervello delle mamme

21 Marzo 2010 in Senza categoria

Metto in rete stasera un post che Serena ha già pubblicato poco più di un mese fa, sul blog Genitori crescono (gestito con l’amica Silvia), e che ha riscosso molto interesse, non solo fra chi ha già commentato. Buona lettura.

Definire una persona priva di occupazione fissa remunerata come disoccupata è quanto di più errato ci sia. Già la sola ricerca di un lavoro mantiene la suddetta persona occupata a leggere infiniti noiosissimi annunci di lavoro su giornali di ogni genere e pagine internet sparse per la rete, parlare con chiunque si conosca anche lontanamente del fatto che si sta cercando lavoro, telefonare, scrivere email ma soprattutto scrivere curricula vitae specifici per ogni datore di lavoro, che ormai lo sanno tutti che scrivere un unico CV per tutti non va bene.

Se la persona priva di occupazione fissa remunerata è anche una mamma, allora la cosa si complica. Ovviamente perché come al solito si hanno tante cose da fare, ma non solo per questo.

Diciamo che io ora mi trovo a scrivere il mio CV, e c’è un grosso…come definirlo…sì, un buco. C’è un buco tra la mia ultima occupazione remunerata e oggi.

Il buco è ovviamente dato dalla mia gravidanza, durante la quale non ho trovato un briciolo di azienda disposta a darmi lavoro (complice anche la crisi finanziaria scoppiata proprio all’inizio della mia disoccupazione), e da questi dieci mesi di maternità, in cui sono stata a casa con il mio piccolo Pollicino.

Ecco io quel buco nel mio CV vorrei tanto riempirlo con la riga:

2009-2010 Dieci intensissimi mesi di maternità

ma non solo. Vorrei aggiungere qualcosa sulle skills imparate e affinate in questo periodo, perché penso che siano importanti per me come persona, e per il mio futuro datore di lavoro. Qualcosa sul genere:

Durante questo periodo ho imparato ad esercitare le mie doti di pazienza fino allo stremo. Ho imparato a gestire conflitti, e ad osservare le cose da punti di vista differenti. Ho affinato le mia capacità di problem solver e sono diventata un campione di multitasking. Efficienza è diventato il mio secondo nome, e lavorare a progetti un modo di vita.

Naturalmente potrei scrivere molto di più ma bisogna selezionare tra le centinaia di skills o abilità imparate durante la maternità per indicare solo quelle che possono essere appetibili al futuro datore di lavoro. Per un lavoro di tipo manageriale potrei parlare delle mie capacità di leadership. Per un lavoro in cui si tratta con clienti potrei sottolineare le capacità di ascolto e di empatia per cercare di capire le esigenze degli altri. E così via.

Tempo fa ho letto un libro molto interessante. Si chiama The Mommy Brain: How Motherhood Makes Us Smarter di Katherine Ellison.

In quel libro si sottolineano le innumerevoli capacità del cervello che vengono sviluppate durante la maternità (ma anche paternità). Conquiste dell’evoluzione che migliorano le abilità di una madre utili ad aumentare le probabilità di sopravvivenza del bambino. Skills alle quali un’azienda è così interessata da pagare spesso migliaia di euro in formazione per i propri dipendenti (ok, solo le aziende più sveglie!) ma che vengono sviluppate naturalmente e spontaneamente dalle mamme per il semplice fatto di prendersi cura dei propri figli. Questo libro mi ha fatto molto riflettere, perché spesso la maternità ci fa sentire fuori dal mondo. Si parla di cambi di priorità, di prospettive diverse, in modo negativo. E invece gli studi accuratamente riportati da Katherine Ellison, mostrano esattamente il contrario. Ossia che la maternità ci rende più intelligenti.

E allora, perché non posso scriverlo nel mio CV? Se ho imparato tutte queste cose in questo periodo di maternità, è grazie ai miei figli.

Se la maternità mi ha insegnato tanto, e ha fatto di me una persona più completa e anche una potenziale lavoratrice più competente, le aziende dovrebbero gioire nel leggere quella riga sul mio CV:

2009-2010 Dieci intensissimi mesi di maternità

Meditate aziende. Meditate.

Serena

18 risposte a Il cervello delle mamme

  1. Meraviglioso Serena. Mi hai dato un modo diverso per capire cosa mi ha dato il coraggio di cambiare lavoro proprio dopo l’esperienza intensa e spigolosa di due bambini. E di capire anche perché il mio compagno oggi parla diversamente alle mamme quando gli chiedono supporto. Prima nelle sue risposte da pediatra c’era solo l’uomo e lo scienziato e oggi invece c’è anche il papà che per meglio farsi capire parla anche delle esperienze personali.
    Lo hai raccontato proprio bene. Grazie.

  2. Bellissimo! Su GenitoriCrescono me l’ero perso… Menomale che l’ho trovato qui. Inutile dire che sono completamente d’accordo.

  3. Molto vero, in effetti sarebbe da fare!
    anche io me l’ero perso su genitori crescono, invece qui ho recuperato, grazie!

  4. Ciao! sono Damaris e sono appena incappata nel tuo blog. Il post è bellissimo 🙂
    Vorrei capire una cosa: quando dici “vorrei riempirlo” significa che non l’hai fatto? e se no, per quale motivo? pensi che sarebbe poco ortodosso?

    Ma ti prego, scrivilo, assolutamente!! sono serissima. 🙂
    Ho imparato una cosa dalle mie (poche, sigh :/) esperienze lavorative, ed è che chi fa i colloqui normalmente cerca proprio questo tipo di genialità, o quantomeno ne rimane colpito e si ricorda di te, cacchio! Con un cv così daresti un’impressione fantastica, non solo per le skills in sè – che sarebbe sbagliato omettere, perchè tutte verissime e pagate profumatamente dalle aziende, come hai detto!:) – ma per lo sfoggio di creatività, lucidità e audacia del cv stesso. Io ti assumerei. 🙂

    E poi, se non si possono neanche dichiarare delle skills che abbiamo veramente acquisito, dove siamo?? 🙂

  5. Concordo pienamente con Damaris. Scrivilo! Elencando le skills acquisite, come hai fatto. Per anni ci hanno raccontato che un CV deve essere asettico, ma è assolutamente falso. Perchè dovrebbero scegliere proprio te, se sei assolutamente identica ad altre 100 persone? Anni fa, andai a vivere in Germania per un breve periodo. Un giorno, bussai all’ennesima azienda, mi aprì il titolare e gli dissi solo: Sono italiana, parlo poco il tedesco, non so fare niente, ma ho molta voglia di imparare. Risposta: Presa. Due anni dopo lavoravo ancora per lui con un ottimo stipendio. In bocca al lupo.

  6. Si, forse avete ragione dovrei farlo veramente. Però scusate, al di la del mio caso personale (che forse qui in Svezia dove vivo io forse non apprezzerebbero nemmeno), non sarebbe una bella rivoluzione se tutte le donne/mamme scrivessero quella riga nel loro CV? E se si facesse un’azione coordinata e inviassimo CV simili tutte lo stesso giorno? Non sarebbe un bel modo per farci sentire? Se ognuna di noi mandasse un CV simile ad una azienda, forse si darebbero una bella scossa no? E se lo scrivessero anche gli uomini/papà? Perchè anche loro hanno sicuramente imparato molto dal divenire padri. Allora forse il mondo del lavoro, quello delle aziende poco disponibili nei confronti di mamme in carriera, quelli che ti fanno il terzo grado sulla tua situazione famigliare prima di decidere se assumerti, dovrebbe fermarsi ad acoltare quello che stiamo cercando di dirgli. Che il fatto di avere dei figli non è un impedimento, quanto piuttosto una ricchezza.

  7. Io l’ho fatto e devo dire che funziona sul serio.
    L’ho scritto anche nel mio blog recentemente (http://www.panzallaria.com/2010/03/15/quello-che-faccio-perche-come-dove-quello-che-paga-e-quello-che-no/): le due cose che dico sempre sono che ho un blog (per cui possono conoscere il mio “personal brand” e che ho una figlia e che quindi ho delle responsabilità, orari ma anche un valore aggiunto che è la capacità di essere multitasking e problem solver ;-))

    Condivido in pieno la proposta di Serena: sarebbe una piccola rivoluzione. Metto sul social network un topic sul tema, così possiamo partecipare e fare proposte in merito. Sarebbe interessante, per esempio, prendere il cv europeo (format) e aggiungere una riga, poi lo condividiamo su donne pensanti, per chi vuole scaricarlo e usarlo. che ne dite?
    grazie serena, come sempre sai raccontare e spiegare le cose in modo davvero lineare e chiaro.

  8. Io la proposta, sul social network, l’ho rilanciata:
    http://donnepensanti.ning.com/forum/topics/il-curriculum-e-il-cervello

    grazie serena!!!!!!!!!!

  9. Grazie Francesca! Sapevo ti sarebbe piaciuta l’idea 🙂

  10. Rina ha detto 22 Marzo 2010

    Io l’ho scritto un paio di anni fa sul CV nel mio sito…ci credete che un’amica-collega (e mamma) mi ha suggerito di toglierlo perchè “poco professionale”?…che tristezza! (naturalmente l’ho lasciato)

    🙂

  11. Grazie della segnalazione Panz e grazie a Serena di aver portato così bene in superficie la cosa. In uno virgola due, sia nel film che nel libro avevo raccontato di questa donna ministro svedese che già parecchi anni fa aveva invitato le donne a scrivere sul proprio curriculum le loro esperienze familiari e di madri. La capacità di saper gestire una casa, uno o più figli, un marito, un lavoro e tenere tutto questo felicemente incollato e insieme è una dote che le aziende dovrebbero pagare oro. Questo in Svezia lo dicevano dieci anni fa. Raccontava il ministro appunto, se i miei tre figli sono diventati medici e avvocati e portano del buono alla nostra società, vuol dire che io sono stata una brava manager di quella piccola azienda chiamata famiglia. Mio marito? Un discreto vicedirettore!

  12. Mi ha dato una grande soddisfazione leggere questo post, ad ogni riga pensavo “eh sì, sì, sì”. Sarebbe necessario ampliare il cv europeo, scambiarsi consigli su come renderelo completo PER DAVVERO, farsi “furbe”.
    Non c’è l’accettazione del ruolo della madre…spesso a partire dalle donne stesse, magari di una certa età che hanno vissuto l’emancipazione come una vera e propria lotta di conquista…ma che cavolo, lasciando stare l’aspetto della sopravvivenza con pochi soldi, tralasciando il fatto che l’azienda per cui lavoravo ha chiuso i battenti mentre ero incinta di 5 mesi, che ho voluto crescere e seguire mio figlio e scegliere piccoli lavori, costanti, per esserci….com’è possibile che quando mi chiedono”E tu, di che cosa ti occupi?”, mi debba giustificare della mia scelta, come se fossi una pigra che non vuole sforzarsi più di tanto, come fanno le mamme che lavorano tutto il giorno e lasciano fino alle 18 i bambini al nido?Ammiro queste donne sicuramente forti, ma che agiscono così per necessità, visto che il nostro mondo non vede di buon occhio la gravidanza, la maternità, l’essere madre….non saremo produttive dal punto di vista lavorativo, ci fermeremo, vorremo anche essere pagate, ne faremo presto un altro,….ma stiamo scherzando?

  13. Io ho lo stesso buco! Un po’ più ampio veramente, oramai è dal 2008 che sono “mamma a tempo pieno” e sto per diventarlo nuovamente…
    E penso a quando cercherò nuovamente lavoro con un senso di ansia a quel cv che parte bene, laurea ecc… e si interrompe drasticamente.
    Vaglielo a spiegare…

  14. Facciamolo tutte!
    facciamolo. decidiamo un giorno, una rosa di aziende, e mandiamo i curricula con l’aggiunta. Noi siamo almeno in 5 a poterlo fare… facciamolo!

  15. Cacchio, non ho figli e non posso unirmi all’iniziativa, ma approvo! 😀

  16. Mannaggia ho mandato il mio CV in formato europero ad una azienda una settimana fa!! Devo dire che al momento di scriverlo ci ho pensato a mettere qualcosa di simile a quello che ha scritto Serena. Anche perche’ c’era una casella per skill di tipo familiare…
    Comunque volevo dirvi che forse qualcosa in merito si sta muovendo, anche se lentamente. Ho saputo per esempio che la NASA, nel selezionare aspiranti astronauti, predilige persone con figli, meglio ancora se piccoli. Pare infatti (e loro di ricerche sull’affidabilita’ delle persone ne fanno, e molto approfondite) che i genitori di bambini piccoli mantengano meglio la lucidita’ in situazioni di pericolo o imprevisto, e riescano a risolverle meglio, senza perdere la testa e senza dimenticare tutte le procedure di sicurezza. Ci sorprende? A me decisamente no.
    E’ bello anche sapere che la cosa vale anche per i genitori lavoratori, non solo per le mamme (o i papa’) a tempo pieno. Non solo si acquisiscono nuove capacita’, ma si cambia anche mentalita’: si e’ piu’ preparati a risolvere rapidamente, bene e con sicurezza situazioni impreviste. Bello no?

  17. Barbara, questa segnalazione della Nasa è bellissima. Hai un riferimento? Ci sarebbe proprio bisogno di esempi di questo tipo!

  18. Carissima Silvia,
    mi occupo della rubrica al femminile di una rivista on-line http://www.auroraonline.org. Mi e’ piaciuto molto il tuo pezzo e vorremmo pubblicarlo per il mese di maggio. Metteremmo il link cliccabile da cui e’ stato preso e se vuoi delle altre informazioni.
    Che ne dite?
    vi ringrazio in quanto donna e mamma del vostro lavoro, vi auguro una bellissima giornata!
    claudia

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