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flash mob contro la violenza maschile sulle donne

25 giugno 2012 in Senza categoria

Le pietre della piazza mi bruciano i polpacci, non pensavo si scaldassero così tanto, intanto guardo le nuvole che si chiudono lentamente sul cielo velato dallo smog.
Ci siamo trovate poco più di mezz’ora fa, davanti alla casa delle donne, in tante.

Più di settanta persone. Ci hanno dato dei cartelli e ci siamo incamminate, chi lungo via Castiglione, chi per il portico del Pavaglione, passando vicino ai negozi dell’alta moda Bolognese.

A tutte hanno regalato degli sguardi straniti, una donna seduta ad un tavolino davanti al bar si è chinata verso il compagno e ci ha indicate leggendo sottovoce i nomi che abbiamo sul petto.

Il mio è quello di una donna di 82 anni, si chiamava Giovanna, Stefania invece indossa quello di una ragazza di poco più di trenta. Intorno a noi sfilano donne di ogni età.

Arriviamo in piazza del Nettuno dove qualcuno ci chiede che cosa stiamo facendo, poi partono le percussioni e entriamo.

La piazza è grande, nel week end si riempe dei ragazzi che chiacchierano davanti alla sala borsa e del pubblico di Beppe Maniglia, quando ci apriamo la riempiamo tutta e la cosa mi impressiona

Iniziano a chiamare i nomi, e piano piano ci sdraiamo a terra.

“Giovanna Sfoglietta, 82 anni uccisa dal marito” è il mio, mi stendo e le pietre iniziano a bruciare come il peso che ho sul petto.

“DAL PRIMO GENNAIO 2012 IN ITALIA SONO STATE UCCISE 67 DONNE DALLA VIOLENZA MASCHILE”

   

   

   

 

 

le foto sono di Cristina De Maria

#apply 194

21 giugno 2012 in Senza categoria

La consulta ha dichiarato inammissibile la richiesta di incostituzionalità su l’articolo 4 della legge 194.

Bene, quindi tutto a posto?

Assolutamente no.

Quel diritto è posto costantemente sotto attacco, basta leggere come la notizia viene commentata sull’avvenire di oggi da Lucio Romano (presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita), che rilancia la necessità di arrivare ad una modifica che tenga conto del diritto all’obiezione di coscienza, ma che evidentemente ignori il diritto delle donne, sancito dalla legge.

Si mette quindi, ancora una volta, la confessione davanti alle persone.

 

Bisogna quindi attivarsi perché l’attenzione e le azioni per la salvaguardia e l’applicazione della 194 continuino.

Per questo rilanciamo il post firmato da Blogger Unite(D) e condiviso da :

Vita da streghe,  Giovanna CosenzaMarina TerragniAssociazione Pulitzer Loredana Lipperini 

E’ accaduto ieri. Mentre i giudici della Consulta decidevano sulla legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, erano a Roma, Napoli, Salerno, Bologna, L’Aquila, Mestre, Torino, Milano, Livorno, Reggio Calabria. Erano a Londra. Erano in rete: su Facebook, dove venivano condivise notizie e fotografie dai presidi. Erano su Twitter, dove l’hashtag #save194 veniva rilanciato continuamente fino all’annuncio: la Corte respinge il ricorso giudicando “manifestamente inammissibile” la questione di legittimità sollevata.
Erano le donne e gli uomini che ribadivano diritto di scelta. La sentenza ha dato loro ragione.
Tutto finito? No. Tutto comincia, e comincia adesso.
Accendere i riflettori su una questione significa porla in primo piano, dove è giusto che sia. In queste settimane molte donne e uomini si sono chiesti come mai occorra, ancora, difendere una legge degli anni Settanta.
Occorre difenderla, è la risposta, perché quella legge non solo viene posta sotto attacco da anni, in innumerevoli campagne che da questo momento non vanno più, per motivo alcuno, definite “pro life”, ma solo e unicamente “no choice”.
Occorre difenderla perché è come se non ci fosse. Perché la percentuale di obiezione di coscienza (oltre il 90% nel Lazio, ma con numeri altissimi in tutte le regioni italiane) fa sì che per molte donne sia più semplice andare altrove. Rivolgersi a un privato, o espatriare (come fanno altre donne: quelle cui la legge 40 impedisce, di fatto, di diventare madri).
Occorre difenderla non solo perché verrà attaccata ancora, ma perché, fra pochi anni, non ci saranno più neanche quei pochi  ginecologi che la attuano, oggi, fra mille difficoltà.
Occorre difenderla e rilanciare:
– con una legge che introduca educazione sessuale e al genere nelle scuole, e campagne sulla contraccezione
– con il rafforzamento dei consultori
– con una presa di posizione netta e pubblica sulla non liceità dell’obiezione di coscienza dei farmacisti per quanto riguarda la pillola del giorno dopo
– con la possibilità reale e diffusa di usufruire della ru486
– con misure che garantiscano l’ingresso negli ospedali di nuovi medici non obiettori e di tutte le altre che sarà possibile mettere a punto in Italia e in Europa, con un coinvolgimento dei rappresentanti dei cittadini che non sia occasionale.

Perché il momento è adesso. I diritti che garantiscono libertà e dignità non sono un ripiego, non sono questione da rimandare a causa di una delle crisi economiche più drammatiche vissute da questo paese. I diritti sono ciò su cui questo paese si regge. Da questo momento, dunque, #apply194.

22 giugno: Nessun(A) dorma, la notte bianca dei centri antiviolenza

20 giugno 2012 in Senza categoria

Venerdì 22 giugno i centri antiviolenza apriranno le porte e accoglieranno gli uomini e le donne che vorranno visitare i luoghi dove si lavora a sostegno delle donne vittime di violenza. L’iniziativa è nata dall’associazione nazionale D.i.Re (donne in rete contro la violenza) e dei 60 centri antiviolenza aderenti che operano sul territorio italiano.

I centri che parteciperanno all’iniziativa, per questioni logistiche una trentina, resteranno aperti dalla sera fino alla notte, (ognuno ha scelto fasce orarie differenti) e molti hanno affiancato a questa iniziativa anche altre manifestazioni pubbliche.

Una notte bianca per testimoniare la volontà di esserci in un momento di tagli ai finanziamenti e alle convenzioni, o nonostante finanziamenti che non ci sono mai stati e che probabilmente non ci saranno mai; l’Onu la scorsa estate ha giudicato inadempiente l’Italia nelle politiche in materia di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne.

Le operatrici stringono i denti e vanno avanti con quella determinazione caparbia e ostinata delle donne, esperte millenarie di resistenza.

Quando non ci sono risorse economiche l’unica strada è l’autotassazione di tempo e di denaro. Si ritagliano ore e giorni della propria vita affettiva o lavorativa per ascoltare gli “indicibili racconti delle segrete stanze” come amava dire Carmine Ventimiglia nelle occasioni di scambio e confronto con i centri. Aiutare le donne a spezzare una relazione violenta è un percorso che in Italia ancora oggi, è irto di ostacoli fatti di pregiudizi culturali, disinformazione, smagliature volontarie o involontarie della politica e delle istituzioni, leggi e procedure ancora inefficaci.

Si sta lì mentre la violenza familiare aumenta insieme ai femminicidi e soprattutto mentre cresce ciò che la alimenta: l’impoverimento economico ma anche culturale, e all’interno di questi la disparità di potere nelle relazioni tra uomini e donne.

Esiste anche una violenza sociale fatta dalle dimissioni in bianco, dal precariato e dalla disoccupazione che colpisce tutti ma ancora di più le donne; la violenza sociale ha anche il volto del boicottaggio della legge 194 che con l’obiezione di coscienza sta rendendo impossibile l’interruzione volontaria della gravidanza e apre le porte all’aborto clandestino per cui si paga o si muore. La libertà di scegliere la maternità si nega con il licenziamento e con l’obiezione alla 194 che in Italia è ormai tra il 50 e il 70%. Schizofrenie su cui impattano le vite delle donne.

Violenza sociale sono le proposte di legge che vorrebbero imporre con la separazione, l’affido condiviso sempre e comunque, anche nei casi di maltrattamento, esponendo le donne vittime di violenza ad una continua e pericolosa relazione con i mariti o padri maltrattanti come sta avvenendo con i disegni di legge di modifica della legge 54/2006 in questi giorni. I nostri governi da una parte varano le leggi antistalking e dall’altra preparano leggi che espongono le vittime allo stalker: ancora schizofrenie di una politica oligofrenica.

Eppoi ci sono le donne ancora più ai margini: le donne straniere penalizzate nella denuncia contro la violenza familiare perché più povere, più isolate e penalizzate anche dalle leggi sull’immigrazione.

Lo spettro di una società che pensavamo di esserci lasciata alle spalle si fa sempre più consistente ed è ancora più minaccioso di un tempo con i suoi conati di fascismi ed integralismi che portano sempre come conseguenza anche la negazione della libertà e della dignità delle donne.

I centri resteranno aperti la notte bianca anche per questo: per testimoniare che ci sono e vanno avanti, nonostante le difficoltà, abitati dalla caparbia e ostinata determinazione delle donne, esperte millenarie di resistenza.

Un paese violento. Violenza di genere: fenomeno sociale, nodo politico

12 giugno 2012 in Senza categoria

Giovedì 14 giugno a Bologna,

Festa dell’Unità quartiere Navile, Parco di Villa Torchi, via Colombarola 4, Bologna-Corticella

“Quando le guerre di mafia o di camorra raggiunsero l’acme del
terrore, arrivando a fare duecento vittime in un solo anno, si parlò
di fenomeno criminale, lo Stato intervenne con misure estreme; e si
sparsero fiumi di inchiostro, si scrissero libri, inchieste,
reportage, ci furono interrogazioni parlamentari e fiaccolate di
intere comunità, ancora oggi all’argomento si dedicano dibattiti e
trasmissioni televisive. E allora perché la violenza omicida degli
uomini verso le proprie compagne o figlie o amanti non riesce a
diventare allo stesso modo una questione urgente, pressante,
angosciosa? A interrogare le coscienze? A trasformarsi in
un’emergenza?”
Iaia Caputo, “Il silenzio degli uomini”

La Conferenza delle Donne PD Navile ne parla con:

Roberta Mori (Presidente Commisisone della Regione Emilia-Romagna “per
la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini”)

Thomas Casadei (Consigliere Regione Emilia-Romagna, Docente di teorie
e prassi dei diritti umani, Università Modena-Reggio Emilia)

Barbara Spinelli (Avvocata, Giuristi Democratici, relatrice del Rapporto Cedaw)

Luca Rizzo Nervo (Assessore Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria
Comune di Bologna)

#save194

12 giugno 2012 in Senza categoria

Quello che segue è un post che compare su diversi blog a partire da Lipperatura, che vogliamo rilanciare anche noi.

Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo. Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no.
Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.

Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.

Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum.
L’articolo 4 di quella legge sarà all’esame della Corte Costituzionale – il prossimo 20 giugno – che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.

Inoltre,  quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi, per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento. Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana. Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli. Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata. Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.

Dunque, è importante agire. Vediamo come.

Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:

1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.

Le proposte sono:

Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlus: qui trovate le informazioni e qui il video.

Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:

1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.

2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora.
L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne.

Postato in contemporanea da:

Marina Terragni

Giorgia Vezzoli

Giovanna Cosenza

Lola

Chiara Lalli

Lorella Zanardo

Dol’s.it

Si fa presto a dire mamma

Femminismo a Sud

LA PRESIDENTE DI TELEFONO ROSA SCRIVE UNA LETTERA APERTA ALLA MINISTRA SEVERINO, SIAMO INFURIATI PER GLI ARRESTI DOMICILIARI CONCESSI ALLO STUPRATORE DI UNA RAGAZZA DELL’AQUILA. COME CONTINUARE A CREDERE NELLA GIUSTIZIA?

11 giugno 2012 in Senza categoria

(ANSA) – ROMA, 11 GIU – “Addolorata, allibita e infuriata”:
queste le parole con le quali la presidente dell’associazione
nazionale Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli,
descrive, in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera e
indirizzata al ministro della Giustizia Paola Severino, il suo
stato d’animo, dopo aver letto che l’ex caporale dell’Esercito
accusato di aver stuprato e quasi ucciso una giovane ventenne
tre mesi fa a l’Aquila, ha ottenuto gli arresti domiciliari.
“Sono 25 anni che operiamo al fianco delle vittime,
invitandole innanzitutto a denunciare – ricorda MOscatelli – una
percentuale bassissima, pari all’8% di donne, trova il coraggio
di farlo. Ci dica, signora ministra, dopo una decisione simile,
con quale animo possiamo continuare a fare il nostro lavoro? Con
che forza possiamo dire alle donne di denunciare e a questa
ragazza di credere alla giustizia?”.
La presidente di Telefono Rosa chiude la lettera con un
abbraccio alla vittima “che in questo dramma si e’ sentita
sola, non protetta dalla giustizia e ha perso la fiducia nel
nostro Paese. A questa ragazza – conclude – diciamo che noi di
Telefono Rosa ci siamo ma e’ lo Stato che non puo’ restare in
silenzio e fermo”. (ANSA).

 

Postfemminismo? La cultura e la politica di genere nell’era Berlusconi

2 giugno 2012 in Senza categoria

 

Ecco il programma del convegno che si terrà il prossimo fine settimana a Bologna, in cui interverrà anche Valèrie Donati del collettivo Le Vocianti

Per approfondire questo il link dell’evento >>>

—  segue il programma —

Giovedì 7 giugno – SSSUB, Via Marsala 26

 

Benvenuto e apertura congresso

9.15

 

Session 1

9.30 – 10.45

MASCULINITIES – MASCOLINITA’

Chair: Danielle Hipkins, University of Exeter

Catherine O’RaweUniversity of Bristol

“L’uomo perfetto? Masculinity, Star Studies and Postfeminism in Italian Cinema”

Jessica Bombasaro-BradyLondon School of Economics

“Framing Race and Masculinities: African Migrant Protests and Political Responses in Italy”

Rebecca BaumanColumbia University

“Manhood in the Time of Crisis: Masculinity in Contemporary Italian Film”

Session 2

10.45 – 12.00

POSTFEMINIST FEMALE MEDIA IDENTITIES –

IDENTITÀ MEDIATICHE E POSTFEMMINISMO

                 Chair: Catherine O’Rawe, University of Bristol

Ella FegitzGoldsmiths College, University of London

“Foxy-Knoxy: a postfeminist killer (or candid innocent?)”

Ellen NerenbergWesleyan University

“Cattive mamme/figlie: delinquenza femminile e circo mediatico-giudiziario a inizio millennio”

Ilaria MasengaUniversity of Exeter

“Reclaiming the White Wedding: Postfeminism and Tradition in the Online Negotiation of Marriage”

…..

Light lunch

12.00 – 1.00

….

Round  Table: Gendered Identities in Advertising – Identità di genere nella comunicazione pubblicitaria

1.00 – 2.00 pm

Chair: Anna Lisa Tota, Università di Roma III

with Giulia CerianiPresidentBABAMara CinquepalmiBloggerGiovanna CosenzaUniversità di BolognaMichele GiarratanoLawyer, Antidiscriminatory Policies of Cassero; Massimo Guastini,President, Art Directors Club Italiano (ADCI); Vincenzo GugginoInstitute of Self-Discipline in Advertising(IAP); Giorgia VezzoliBlogger

 …..

Screening 

2.00 – 2.25 pm

Il corpo delle donne by Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù

Post- screening discussion

2.30 – 3.15 pm

IL CORPO DELLE DONNE E I GIOVANI MILLENNIALS: PROGRAMMI DI EDUCAZIONE AI MEDIA NELLE SCUOLE PER UNA CITTADINANZA ATTIVA

with Lorella ZanardoAuthor, Media Expert, and Activist

RespondentNicoletta Marini-MaioDickinson College

ModeratorPatrizia VioliUniversità di Bologna

Session 3

3.30 – 5.15 pm

ITALIAN FEMINIST DISCOURSES – DISCORSI DI FEMMINISMO ITALIANO

Chair: Paola Bonifazio, University of Texas at Austin

Paola Di CoriUniversità di Urbino

“«Houston: abbiamo un problema». Sul buon uso della memoria femminista”

Alessandra MontalbanoNew York University

“Post-femminismo italiano: un Femminismo Plurale”

Ida DominijanniJournalisteditorialist of Il Manifesto

“Un caso di bio-politica postpatriarcale”

Juliet GuzzettaUniversity of Michigan

“The Theatricality of Italian Feminism in the Third Wave”

….

Coffee Break

5.15 – 5.30 pm ….

Session 4

5.30 – 6.45 pm

POSTFEMINIST COMMODIFICATIONS – MERCIFICAZIONI POSTFEMMINISTE

Chair: Áine O’Healy, Loyola Marymount University

Danielle HipkinsUniversity of Exeter

Nessuno mi può giudicare? Prostitution, postfeminism and popular cinema”

Alan O’LearyUniversity of Leeds

“Men and Women in the cinepanettone, with Clothes On and Without”

Nicoletta Marini-MaioDickinson College

Nuda, calda, coscialunga: Cinematic Representations of Gender from Liberating Icons to Postfeminist Masquerades”

….

Venerdì 8 giugno – SSSUB, Via Marsala 26

 

Session 1

9.00 – 10.00

DISCURSIVE  CONSTRUCTIONS – COSTRUZIONI DISCORSIVE

Chair: Charlotte Ross, University of Birmingham

 Denise FilmerDurham University

“Berlusconi’s (other) women: Representations of Berlusconi’s Sexist Language in the British Press”

Gerardina AntelmiAdam Mickiewicz University

“The Language of Italian Press and the Female Identity in the Last Period of Berlusconi’s Government”

Coffee Break

10.00 – 10.15

Session 2

10.15 – 12.00

BEYOND BERLUSCONI – OLTRE BERLUSCONI

Chair: Ellen Nerenberg, Wesleyan University

Giovanna CosenzaUniversità di Bologna

“Il neo-femminismo italiano alla prova dopo Berlusconi”

Krizia NardiniUniversity of Utrecht

“Il cavaliere che resta in noi: Critical Perspectives on Italian Masculinity within the Theories and Practices of the Contemporary Men’s Network Maschile Plurale

Elisabetta ConventoBoston University, Padova

“From Due Partite to Di Nuovo: Cristina Comencini’s feeble Postfeminist footprint”

…….

Light lunch

12.00 – 1.00 pm

 ….

Screening

1.00 – 2.00 pm

Diversamente Etero by Elena Tebano, Marica Lizzardo, Milena Cannavacciuolo, Chiara Tarfano

Post screening discussion

2.00 – 3.00 pm

with Elena TebanoAuthor and jornalist & Milena CannavacciuoloAuthor and producerIvan Cotroneo,TV Author and Film director, writer and editor (podcast); Nicoletta Landi & Gessica Iannone, Circolo Arcigay Il Cassero, Progetto Scuola; Valerie DonatiPresident, Donne Pensanti

Respondents: Yuri Guaiana, Scholar and activist and Sergio Lo Giudice, Honorary president of Arcigay Italy, president of PD Group, city of Bologna

ModeratorEllen NerenbergWesleyan University

Session 3

3.15 – 4.30 pm

DISCOURSES OF HOMOSEXUALITY IN CONTEMPORARY ITALY – DISCORSI SULL’OMOSESSUALITA NELL’ITALIA CONTEMPORANEA

Chair: Keala Jewell, Dartmouth College

Yuri GuaianaScholar and activist

“Omofobia istituzionale”

Charlotte RossUniversity of Birmingham

“«I’m not a lesbo-feminist but…»: lesbian-feminist politics in contemporary Italian culture”

Dario AccollaUniversità di Catania

“Il linguaggio della politica e la questione omosessuale in Italia”

….

Coffee Break

4.30 – 4.45 pm

Session 4

4.45 – 6.30 pm

POSTCOLONIALISM – POSTCOLONIALISMO

Chair: Ombretta Frau, Mount Holyoke College

Valerie McGuireNew York University

“A Harem for the Pasha”

Caterina RomeoUniversità La Sapienza

“Postcolonial Feminist Representations and the Collapse of (Feminist) Grand Narratives in Contemporary Italy”

Cosetta GaudenziUniversity of Memphis

“Postfeminism and Postcolonialism in Contemporary Italian Cinema: The Case of the Escort in Massimiliano Bruno’s Nessuno mi può giudicare

Aine O’HealyLoyola Marymount University

“Gender, Labor, Affect: Representing Women’s Work in a Transnational Frame”

Discipline della Comunicazione, Via Azzo Gardino 23

 Evening reception – Light dinner will be served

7.00 – 8.00 pm

 

Screening, AULA B

8.15 pm

Cosmonauta by Susanna Nicchiarelli

Post-screening discussion

9.45 pm

with Susanna NicchiarelliFilm Director and scholarRita Finzi, Vice President, Lega Coop Bologna, President, Comittee of Equal Opportunity, Bologna; Laura Taccini, Università di Bologna, Student; Alice Zecchinelli, Università di Bologna, Student

ModeratorPaola BonifazioUniversity of Texas at Austin

…..

Sabato 9 giugno – Ex convento di Santa Cristina, Piazzetta Giorgio Morandi 2

 

Session 1

9.00 – 10.15

MEDIA, SEX, POWER – MEDIA, SESSO, POTERE

Chair: Anna Maria Tagliavini, Biblioteca Italiana delle Donne, Bologna

Bianca TerraccianoUniversità La Sapienza

“Bodies and clothes genres: una mappa delle configurazioni discorsive di genere”

Francesca Anania, Università degli Studi della Tuscia, Viterbo

“Mass Media, Gender and Television”

Olivia GuaraldoUniversità di Verona

“Insignificante padrone: media, sesso e potere nell’Italia contemporanea”

Session 2

10.15 – 11.30

WOMEN AND PERFORMANCE – DONNE E PERFORMANCE

Chair: Nicoletta Marini-Maio, Dickinson College

Sciltian GastaldiUniversity of Toronto

“Quasi una voce nel deserto: la performance culturale di Luciana Littizzetto”

Giuditta Bassano e Silvia VitiUniversità di Bologna

“Da Lorena Bianchetti a Simona Ventura: chi ci guiderà nel buio dei nostri valori”

Coffee Break

11.30 – 10.45

 

Round Table: Postfeminism in Italy? – Un post femminismo italiano?

11.45 – 1.00 pm

With Dacia MarainiWriter and activistAngela McRobbieGoldsmiths College, University of London(podcast)Antonella OlsonUniversity of Texas at Austin;

ModeratorsPaola Bonifazio, University of Texas at AustinNicoletta Marini-MaioDickinson CollegeEllen NerenbergWesleyan University

All speakers and symposium attendees welcome

Light lunch and closing remarks

1.00 pm

“Educazione al genere”… chi era costei?

1 giugno 2012 in Senza categoria

Appunti di educazione al genere /3.

La situazione disastrosa che l’Italia evidenzia rispetto alle discriminazioni di genere, puntualmente rilevata dal prezioso rapporto-ombra del Cedaw, ha ovviamente le sue ripercussioni e, insieme, le sue cause, nella sostanziale assenza di questo tema dai più importanti ambiti educativi. L’unico centro di ricerca italiano che congiunge genere ed educazione è il CSGE (Centro Studi sul Genere e l’Educazione), fondato dall’università di Bologna nel 2009. Nell’ambito della ricerca, infatti,  il legame tra genere ed educazione non è tematizzato a livello nazionale, come viene rilevato anche dalla Commissione Europea che immortala lo stato delle cose in termini lapidari: “In Italy gender inequality in education is not a question of concern”. Continua a leggere questo articolo →

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