Un pittore che raccontava le donne

Pochi giorni fa mi ha scritto un mio caro amico, Alberto. Ha appena pubblicato una raccolta di Racconti d’amore ognuno con protagonista una donna diversa, che lui è riuscito a rappresentare con una delicatezza e un’attenzione alle sfumature che soltanto chi sa davvero mettersi in ascolto dell’altro, possiede. Una curiosità che diventa interessamento profondo, una forma di amore – e in questo senso il racconto è sempre una forma di amore – perché è quella l’unica strada per arrivare agli altri e a noi stesse. E non sto parlando solo di relazioni. C’è un momento di abbandono delle resistenze e fiducia – una sorta di abbandonarsi non passivo ma che intensifica la coscienza – che credo sia alla base di ogni nostra piccola grande conquista: allentiamo le riserve e ci rimettiamo a credere, in noi, in qualcun altro, in quelle circostanze che, letteralmente, ci stanno intorno e che magari abbiamo sempre liquidato con uno sguardo di sufficienza o addirittura tentato di schivare percependole come ostili. E quel momento spesso è la premessa a una metamorfosi che  può dare frutti non previsti: ci ritroviamo più convincenti (perché più convinte), più persuasive (perché più persuase), più luminose (perché più vicine al nostro fuoco interiore, quel fuoco che avevamo lasciato assopire, forse per un bisogno di integrarci, di riuscire o semplicemente di essere accettate). Tutto questo ha ripercussioni sulla nostra vita, personale ma non solo: ci capita di incontrare persone più vere, di riuscire a dire la nostra opinione senza entrare in un fastidioso panico da prestazione e magari anche a far valere i nostri diritti al lavoro, di non farne un dramma se qualcuno ci critica aspramente, di vedere chiaramente ciò che non fa per noi. Tutto ciò può scaturire da un cedimento, che è allentamento delle riserve e delle barriere, disposizione empatica che è un andare verso l’altro continuando a rimanere noi stesse, uno schiudersi al mondo senza perdersi. Così avviene il racconto, così Alberto scrive delle donne,  “forse perché”, mi dice, “credo davvero che il mondo sarebbe assai migliore se potesse conformarsi un po’ alla vostra anima, alla vostra mente, alla vostra fantasia, alla vostra dolcezza, al vostro corpo. Insomma all’universo femminile.”

La stessa disponibilità attenta, acuta e innamorata, la stessa consapevolezza, la stessa disposizione al dialogo profondo, la sento nei disegni di un artista che per tutta la vita ha scelto di raccontare le donne, rivelandoci attraverso l’intensità e la sensualità dei suoi tratti qualcosa che forse noi stesse non avevamo ancora colto. Sto parlando di Renzo Verdone: suo è il disegno che vedete qui oggi e nei prossimi giorni ne pubblicheremo altri. Sua moglie, la nostra amatissima Bruna, che di recente ha scritto di lui e che l’anno scorso ci ha saputo raccontare che persona incredibile era sua figlia Katia, ci ha chiesto di dedicargli questo omaggio dalle pagine del nostro sito. Per noi è veramente un grande privilegio pubblicare i suoi disegni e ringraziamo Bruna con tutto il cuore per questo suo splendido regalo. Cominciamo con questo, il primo. Nei giorni prossimi ne arriveranno altri. L’arte mi sembra sempre più intensità di concentrazione e intenzione: tutto è alla portata del nostro sguardo, ” quando nulla accade”, come ha scritto João Guimarães Rosa, “c’è un miracolo che non stiamo vedendo”. La semplicità con cui, quando è arte davvero, sa darsi continua a commuovermi e a darmi speranza.