Le donne migranti prendono la parola. L’incontro di domenica 27 maggio

Per rendere più chiaro il percorso che ha portato all’incontro organizzato per domenica 27 da Migranda, riassumerò in breve quanto il giornalino dell’associazione, che trovate integralmente qua sotto, illustra nel dettaglio.

Dal 27 novembre scorso, quando c’è stata la giornata di festa organizzata dal Coordinamento Migranti Bologna all’interno della quale si è svolta l’assemblea delle donne di Migranda), una volta al mese un gruppo di donne insieme ad alcune insegnanti di italiano per stranieri dell’associazione di volontariato Aprimondo si sono riunite il mercoledì mattina per fare lezione d’italiano ma anche per parlare di temi specifici, che le riguardano tutte da vicino, lavorando in piccoli gruppi e producendo ogni volta un cartellone che riportasse gli elementi ricorrenti di questi scambi, irti di difficoltà, legate agli ostacoli comunicativi e alle differenze culturali, ma sempre più avvertiti come necessari.Questa esperienza, che sta continuando, ha dimostrato ancora una volta quanto grande sia il bisogno che hanno le donne di parlare e di portare a galla le loro istanze. In particolare si sono messe in luce quelle che sono le difficoltà più comuni che troppo spesso impediscono alle donne di essere parte attiva nella lotta contro la Bossi-Fini, contro il razzismo istituzionale e contro la precarietà: la distanza culturale, le difficoltà linguistiche, le tensioni con mariti, padri o fratelli, la fatica di conciliare l’impegno di questa battaglia con il lavoro, la cura dei figli e le faccende domestiche. Creare momenti per dare visibilità a questa militanza, momenti che vedano unite donne migranti e donne italiane, è importantissimo.

La Bossi-Fini esacerba le discriminazioni di genere, esponendo le donne a soprusi, minacce e perfino ad abusi: il caso di Adama è significativo e dimostra in maniera lampante una vulnerabilità che le istituzioni non solo permettono ma addirittura alimentano. E proprio dal caso di Adama, che al tempo dell’inizio del percorso sopradescritto era ancora detenuta nel CIE di Bologna, le donne degli incontri del mercoledì mattina hanno cominciato a tirar fuori le loro parole, il loro sentire, i loro vissuti, le loro paure, i loro bisogni. Lascio la parola direttamente alle ragazze di Aprimondo per raccontare come questo è avvenuto:

“È molto importante per noi che nel corso della loro prima riunione queste donne abbiano discusso della storia di Adama, e che la parola che più di tutte ha saputo raccontarla è stata «coraggio». Ed è importante sapere che le donne di Aprimondo si sono riconosciute nella storia di Adama per la sua capacità di lottare, come ancora sta facendo, contro quel ricatto che ciascuna di loro in modi diversi vive ogni giorno. L’esperienza delle scuole di italiano ci racconta anche qualcosa di più, soprattutto dal momento che è stato introdotto un test di lingua come parte integrante del cosiddetto «accordo di integrazione». Il test di italiano aumenta la ricattabilità delle e dei migranti e introduce nuovi limiti e strumenti di controllo sulla loro possibilità di rimanere in Italia, anche alla luce della carenza di strutture adeguate per l’insegnamento della lingua. In molti casi questo servizio – che dovrebbe essere garantito dalle istituzioni – è fornito su base volontaria, come avviene sempre più per tutti i servizi sociali, con tutti i problemi che ne conseguono. Dobbiamo però riconoscere che, rendendo obbligatorio l’apprendimento della lingua italiana, il test ha portato moltissime donne a uscire fuori casa per frequentare corsi di lingua, e ha avuto l’effetto di rompere la barriera delle pareti domestiche. Su questa contraddizione è necessario riflettere per rovesciarla e per riuscire a usarla come strategia e come via di uscita dai destini assegnati alle donne. Anche per questo è importante il racconto della Scuola d’italiano con migranti di XM24, che ha dato il via a un corso per sole donne sapendo che imparare l’italiano può essere per le donne il primo strumento per liberarsi dall’isolamento domestico o comunitario e costruirsi spazi di autonomia. Questo racconto, però, parla anche della difficoltà di costruire una reale presenza e partecipazione delle donne migranti. Molti sono i limiti, molte le difficoltà per coloro che, ad esempio, escono di casa solo accompagnate da un marito. Molte sono le differenze che vanno affrontate per costruire gli spazi di una reale presa di parola delle migranti e con le migranti.”

Qui trovate l’edizione integrale dell’ultimo numero di Migranda: n. 2, aprile 2012 (1)MIGRANDA

Diovan