Raccontare i momenti in cui dovevi restare e sei andata via, i progetti a lungo costeggiati e infine collassati su sé stessi, raccontare lo scacco, la sconfitta, l’inadeguatezza, le rinunce, l’acre rimuginare. Socializzare l’intoppo ci renderebbe più umani? Certa letteratura lo fa. Ma pensavo a mezzi ‘d’espressione più popolari, come i social. Potrebbe favorire l’empatia o sarebbe un’enorme sagra del piagnisteo? Tocca trovare la voce.

L’enorme potenza narrativa degli estremi della vita, pensavo a come Faulkner attraversi continuamente, scandagliandone ogni tessuto e ogni collocazione del punto di vista, i grandi temi di morte e nascita, spesso avviluppandoli.

C’è poi in lui un incantamento atavico per il corpo di donna, nella sua capacità di mettere al mondo dando la vita. In Le palme selvagge le due storie che scorrono parallele vertono entrambe sulla nascita, ostinata e portata a termine nonostante l’alluvione devastante nei capitoli intitolati “Il vecchio”, e impedita dall’aborto ostinatamente perseguito da Charlotte fino alla morte in quelli con lo stesso titolo del romanzo.

Anche l’ostinazione dei personaggi femminili è un suo tema portante, spesso collegato a nascita e morte, ravvicinate o addirittura sovrapposte, come in questo romanzo, ma pensa anche a Luce d’agosto o  alla madre di Mentre morivo.