Storie che respirano. Una citazione da Ute Manan Schiran
“Questa veridicità, queste voci delle “realtà risuonanti” esistono sempre e in ogni corpo – anche in quello più vessato, più sradicato, più abbandonato – sia che siano chiaramente udibili oppure tacitate in un esile bisbiglio. Questo è il punto d’origine della voce e dell’esistenza, non spezzata e autonoma dal FONDO. È questo – per quanto piccolo – il pezzetto di terreno che ci è rimasto, al di là dei deragliamenti, del qualunquismo, della mancanza di contorno, in mezzo a idee e ideali, a trend e accordi, a emozioni e ipersensibilità. Questo è la scheggia di veridicità, fondo, terra e cielo, dal quale Una può tracciare cerchi sempre più grandi in modo che dalle schegge piano piano si crei un paesaggio, molteplice e percorribile.
In questa società non siamo sollecitate a onorare questo terreno e a prendercene cura, ma siamo piuttosto spinte a cercare “una proposta adeguata” all’esterno, un terreno nel quale Una si può inserire, che le si confà come una maschera o un vestito da indossare, in cui infilarsi. Non abbiamo imparato a dare testimonianza delle veridicità che ci abitano. raramente siamo state incoraggiate a farlo. Ci hanno fatto credere che questa parte di noi sia vulnerabile e frantumabile e che per questo non dovremmo mai presentarla all’esterno ma nasconderla sempre, mantenerla protetta ed eternamente non partorita.
Dall’ottica della visione dell’abbondanza è proprio da quel suono, da quel rudimento di veridicità che cresce la nostra forza e potenza. Forse all’inizio è soltanto un germoglio, ma Una piano piano cresce, acquisisce ossatura e perseveranza […]
Nelle cosiddette tradizioni antiche ci sono storie, racconti, personaggi attraverso cui Una ha raggiunto i grandi campi respiranti ed è stata raggiunta. Queste storie avevano potenza, giungevano lontano, risuonavano come echi fra le montagne. Così si è trasmessa la veridicità che contenevano.
Storie che respirano, quanto è raro incontrarne ancora!” (da Ute Manan Schiran, Sulla battigia del tempo – pensieri su una pratica sensual-spirituale al di là dei sistemi religiosi/secolari esistenti, traduzione di Sofie della Vanth, pp. 37-38)

