Un breve Sfogo sull’Ironia

Insomma basta!

Sono arcistufo di credere all’ironia dei messaggi pubblicitari.

Al messaggio che va interpretato e capito nel suo essere divertente e dissacrante, non ci credo io e non ci ha mai creduto nessuno.

La pubblicità quando rilancia la sua lettura del mondo lo fa con cognizione di causa, proprio perché plasmare il mondo e i desideri delle persone è il suo lavoro.

Quindi smettano i vari art director o copy writer di offendere la nostra intelligenza, nascondendosi dietro a queste pareti di carta velina.

Le stesse pareti che, puntualmente sollevano, i “creativi” della McCannan World Group, per giustificare l’ultima campagna Findus sui suoi piatti surgelati

Nelle immagini si ritorna di colpo a quello che ci piacerebbe fosse un immaginario anni sessanta fatto di madri cuoche, mariti silenziosi e figli che non si staccano da casa.

Lo si fa ribadendo una realtà fatta di stereotipi che sono assolutamente funzionali alla necessità di chi produce, che è a suo agio nel mondo che descrive attraverso il messaggio pubblicitario.

E in questo, c’è una ricerca di mercato, c’è una creazione di bisogni e un ribadire dei ruoli che assicurano delle categorie merceologiche, quello che sicuramente non c’è è l’ironia.

Forse dovremmo iniziare a mobilitarci anche su questo tipo di messaggi, il ritorno e il ribadire una realtà fatta di ruoli predefiniti e precostituiti è tanto svilente quanto il sessuale esplicito di tanta pubblicità, tanto più che proprio da un logica di prevaricazione sessuata i ruoli ribaditi hanno origine.

Chiediamo ad esempio che nel codice IAP vengano inserite norme che regolino l’utilizzo degli stereotipi in pubblicità.

Chiediamo semplicemente ai creativi di esserlo e di smettere di svolgere il ruolo di utili idioti.
[youtube UoJj-nf4dok]
di questa campagna ne parla anche Giovanna Cosenza nel suo Blog