Non migliora molto la condizione delle donne in tv
Pubblico un post che ho scritto sul mio blog per denunciare ancora l’immagine femminile veicolata nelle tv commerciali:
Oggi ho acceso la tv su Canale5. e ho scoperto che è iniziato il nuovo quiz preserale condotto da Bonolis e Luca Laurenti denominato “Avanti un altro“. Se il linguaggio per denominare il quiz è sessista, in quanto declinato al maschile, chissà cosa c’è da aspettarsi, così decido di guardarmelo.
Il programma è di scarsa qualità: domande semplici ed elementari, Mediaset non sa più cosa inventarsi. Dopo un minuto di visione scopro come ancora una volta le donne vengono utilizzate come ornamenti. Nonostante il piccolo miglioramento sulle nudità femminili che questa volta non sono presenti, non siamo contente perchè come abbiamo detto parecchi post fa, non serve allungare le gonne femminili per restituire dignità all’imagine femminile sempre utilizzata come decorazione. Infatti il vero problema è il linguaggio sessista ancora molto utilizzato dalle figure maschili dominanti contro le loro vallette. Sono rimasta basita quando durante il gioco viene fatta entrare in studio una valletta denominata la “supplente”, la parodia delle professoresse dell’eredità ma declassata al ruolo di supplente e costretta a parlare in modo sexy e a mostrare i grossi seni su un ampia scollatura e subendo battute sessiste da i due conduttori.
Vedendo la scena non solo mi è parso uno svilimento nei confronti delle donne, ma soratutto nei confronti delle lavoratrici nell’istruzione, svilite professionalmente e denigrate proprio nel momento in cui tutto il corpo insegnati sta subendo attacchi da parte del nostro Governo.
La stessa comparsa la ritrovo nella pubblicità della Vodafone col testimonial Bonolis durante la pausa dal programma televisivo, dove quest’ ultima interpreta il ruolo della segretaria sexy con la voce da gatta morta. I messaggi veicolati sono molto pericolosi in un contesto dove le donne vengono discrimiante sul luogo del lavoro arrivando perfino a subire molestie sessuali.
Inoltre in studio ci sono due vallette (una bionda e una bruna) con un ruolo talmente marginale da venirmi in mente la valletta anni ’50 di Mike Bongiorno: Edy Campagnoli. Infatti malgrado fossero più vestite e non ballano stacchetti servono solo a portare i concorrenti fuori dallo studio e non possono parlare. Oltre le vallette c’è ne una avvenente e un valletto uomo in stile macho, entrambi vestiti ma servono a distrarre i concorrenti.
Disgustata cambio canale e vado a dare un occhiata a L’Eredità. Appena cambiato canale, una delle “professoresse”, anch’esse con un ruolo molto marginale all’interno della trasmissione, legge su un copione uno studio “scientifico” parecchio sessista affermando più o meno così: “Gli uomini vogliono una moglie che sa cucinare”…Ma ce n’era bisogno?
Una mia lettrice mi suggerisce un metodo per boicottare questi programmi: Se contattassimo le aziende che chiedono uno spazio pubblicitario al programma per avvisarli dei contenuti lesivi del programma e minacciarli di boicottaggio se non avvisano gli autori di cambiare rotta o di rinunciare allo spazio pubblicitario qualora non fosse possibile, che ne dite?
Mary


tutto condivisibile salvo l’esordio: il nome del programma è in italiano, nonché un modo di dire. Dare un giudizio preventivo sul programma a partire da quello mi sembra davvero esagerato (sul contenuto, dopo averlo visto, ovviamente no).
Che panoramica triste. Io resto sempre perplessa perche’ non in tutti i paesi e’ cosi’ eppure i prodotti pubblicizzati vendono comunque e le trasmissioni sono seguite. Per la vostra iniziativa, buon lavoro. Se si riuscisse davvero in massa a protestare con un boicottaggio non sarebbe male. A toccare il portafoglio delle aziende, specie in un periodo di crisi, magari si scatena qualche reazione.
Sono d’accordo con Lucia, il nome del programma non ha niente di particolarmente sessista. Va da sè che non si dovrebbe giudicare un programma dal nome – infatti, da quel che ho capito, il programma è alla stregua della misoginia – ma volevo dare un consiglio: inutile guardare i programmi della Mediaset se si cerca “alta cultura”. Ormai si è capito che la Mediaset ha scelto di creare programmi molto soft, leggeri, di scarsi contenuti culturali. Una politica che, evidentemente, deve essere proficua. Consiglio di prendersi un bel dvd in biblioteca e guardarselo a casa piuttosto che fare zapping alla ricerca di nonsisacosa. Oppure, se proprio non di puù fare a meno della tv, Piero e Alberto Angela non deludono mai…
Come dice Lorella Zanardo a proposito della tv, io credo che non sia sufficiente dire che tanto ormai il livello culturale è questo, che non ci si può fare niente e che se ci infastidisce possiamo spegnere. Spegnere o cambiare canale sono due azioni che implicano una scelta, ma tale scelta, come ci suggerisce la Zanardo, ci deve essere insegnata. Non tutti hanno questa possibilità di scelta per vari motivi; ci sono condizioni di svantaggio sociale in cui, purtroppo, la tv è usata come baby sitter dei bambini e modello per gli e le adolescenti. Laddove non è stato insegnato un uso consapevole e critico del mezzo televisivo questa scelta non è possibile. Pertanto come mezzo di ampissima diffusione che detta, volenti o nolenti, i canoni culturali del nostro tempo, come veicolo di messaggi immediati, potentissimi, spesso assimilati in maniera inconsapevole, dovrebbe garantire innanzitutto il rispetto, ancor prima di tutto il resto. Citando ancora la Zanardo “La tv è un diritto, pretendiamo una tv di qualità”.
La presenza di donne semisvestite e ammiccanti nei programmi di intrattenimento, sia in RAI che a mediaset sembra – ahimè – diventata inevitabile in questi tempi di assololuto regresso culturale e sociale. Veline, meteorine, letterine, chiamatele come volete…ma professoresse no! Io sono una professoressa, ho studiato anni e anni con impegno per fare questa professione sempre più bistrattata, e non riesco a tollerare che delle fanciulle sculettanti in TV vengano insignite di tale titolo. Potrei suggerire dei nomi alternativi: ad esempio, perchè non le chiamate “ministre”?
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