Coronavirus. Sintesi dell’analisi di Ernesto Burgio

Qui trovate le quasi due ore di trasmissione con Ernesto Burgio, medico pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare. Molto utili perché fugano le troppe interpretazioni superficiali circolate in queste settimane, ma soprattutto perché chiariscono quale sia la strada giusta da percorrere nei prossimi mesi per evitare gli esiti peggiori. Di seguito, in estrema sintesi, i punti toccati. Pubblico questa sintesi come servizio, auspicando una diffusione di consapevolezza.


 Il coronavirus non è un virus parainfluenzale, ma un virus molto più pericoloso che i virologi si aspettavano da alcuni anni e che ha mutazioni molto brutte proprio nei punti che si temeva, perché è capace di agganciare le vie aree superiori e di diventare estremamente contagioso. Si tratta di un patogeno molto minaccioso, che può provocare una reazione drammatica nel sistema immunocompetente degli ospiti, detta “tempesta di citochine”: le immunità di base si allertano e danno una risposta eccessiva, provocando nei polmoni una vera e propria battaglia che può degenerare in fibrosi.
 In Italia c’era chi sapeva già due mesi fa, ma poi qualcosa nella comunicazione si è rotto, per vari motivi: l’iperspecializzazione degli esperti che ha impedito di avere una visione totale del fenomeno, la scarsità di virologi in Italia, l’abitudine degli specialisti ad avere un approccio complesso e problematizzante che cozza con la velocità con cui invece i perniciosi saccenti del web prendono la parola e pontificano, allungando i tempi di diffusione della verità scientifica o addirittura impedendole di emergere.
 Cosa bisognava fare e non è stato fatto? Ciò che è stato fatto in Cina, a Hong Kong e a Taiwan. Applicare immediatamente le regole dell’epidemia: accertamento col tampone sui casi sospetti, smistare i positivi non gravi, isolarli, tenerli in osservazione, monitorare i loro contatti, creare corridoi sanitari alternativi, cioè reparti intermedi tipo ospedali da campo, mandando in ospedale solo quelli che necessitano della terapia intensiva, ma creando terapie intensive dedicate, per evitare di diffondere il contagio nei punti sanitari.
 Il virus si trasmette nei luoghi chiusi. Il problema sono i contatti diretti con persone sintomatiche, paucisintomatiche o addirittura asintomatiche. Chi va in strada, va a correre, va in spiaggia, fa bene perché si ossigena e può incontrare il virus in piccole quantità: questo è positivo perché l’organismo deve pian piano abituarsi a questo nuovo patogeno per imparare a conviverci. Si è arrivati a chiudere tutti in casa perché non si è agito correttamente per tempo e molte persone inizialmente hanno ignorato l’importanza di non assembrarsi, non frequentare luoghi affollati, spostarsi il meno possibile. Occorreva chiudere prima le fabbriche e proteggere con più cura gli ospedali.
 Se si ridurrà la trasmissione nei luoghi dove non si è fatto abbastanza per contenerlo, il contagio potrebbe rallentare, ma i provvedimenti presi nella seconda fase saranno di cruciale importanza e occorre prenderli immaginando la peggiore delle ipotesi (v. pandemia “spagnola” del 1918/1920), per evitare una recrudescenza in autunno.