Freya Mathews e l’io ecologico

Traduco facendone una breve sintesi questo video in cui la filosofa australiana Freya Mathews spiega cos’è l’ecological self.

I nuovi movimenti degli attivisti per l’ambiente hanno ben chiaro che serve un atteggiamento rivoluzionario rispetto a come ci siamo comportati col mondo naturale negli ultimi secoli: un atteggiamento teso non solo a conservare ma a rigenerare. La visione meccanicistico-materialista della scienza classica alla base del mondo industriale moderno e contemporaneo va ormai urgentemente superata per essere sostituita da una nuova visione del mondo basata sulla relazione (non sulla divisione), sulla vita (non sulla morte). Serve una trasformazione sul piano filosofico, non solo su quello meramente economico, politico o tecnologico. A Melbourne, la sua città, Freya Mathews ha notato come i nuovi attivisti ambientali organizzino in continuazione incontri su tematiche filosofiche, esprimendo nuove visioni che veicolano in mantra come “Tutte le cose sono connesse”, “Gli esseri umani non sono separati dalla natura, ma ne fanno parte” e “Ogni cosa è viva”. Questa nuova visione suscita nuovi interrogativi: se il mio essere un individuo separato è pura illusione, dovrò io continuare a soddisfare i miei bisogni, dovrò io continuare a lottare forsennatamente per la mia esistenza? Non avrà più senso “dargliela su” con tutta questa fatica di sopravvivere? Se ogni cosa è viva, inoltre, come possiamo costruire un’etica ambientale? Un’etica che ci insegni a proteggere le cose rispettandone la diversità biologica?

Queste domande hanno implicazioni e ramificazioni complesse e non totalmente prevedibili (su questa non totale prevedibilità delle vere rivoluzioni insiste anche Rosi Braidotti a proposito del femminismo). I filosofi ecologisti, tra cui lei si colloca, queste domande hanno cominciato a porsele da circa trent’anni. Lei sostiene che vi sia un’unità del tutto, una connessione, una sorta di vitalità universale nello schema delle cose, ma esiste anche una differenziazione, una distinzione e quindi la possibilità di una genuina e pienamente articolata etica ambientale. Freya Mathews dice anche però che questa etica ambientale potrebbe non essere sufficiente perché la Terra stessa è inserita in un cosmo, il quale a sua volta ha una vita e una direzione. E forse allora dovremmo cominciare a interrogarci su come vivere rispetto all’intero cosmo.

L’immagine è di Meganne Forbes e s’intitola Listening to the Song of the Earth